Durante i primi quattro anni, vissuti con una certa leggerezza, ho studiato musica classica.
Ovviamente solo fino a un certo punto: dovevo ancora imparare le basi ed ero un ragazzino piuttosto svogliato.
Quando finalmente capii che quello era davvero il mio strumento, la voglia di suonare musica classica passò in fretta.
Probabilmente anche per creare una sorta di distacco tra due atteggiamenti molto diversi.
Oggi la ascolto ogni tanto: rispetto e apprezzo quel mondo, ma suonarla non fa più per me.
Nel resto del mio percorso mi sono ritrovato quasi sempre a suonare rock e pop.
Ho avuto anche una band con cui scrivevamo inediti: era bello, stimolante, ma sentivo di non aver ancora trovato qualcosa che mi rappresentasse davvero.
Rimane comunque un contesto che mi piace e che suono volentieri, soprattutto nei progetti a cui partecipo oggi.
Solo un paio d’anni fa mi sono avvicinato al jazz, per poi iniziare ad ascoltare anche funk e fusion.
Uno dei riferimenti principali è stato Herbie Hancock, che mi ha poi spinto verso sonorità più elettroniche, in particolare con Head Hunters.
Quel sound più moderno ha acceso definitivamente la mia curiosità per i sintetizzatori, portandomi ad avvicinarmi alla sintesi sottrattiva e, almeno a grandi linee, anche alla sintesi FM.
Successivamente mi sono spostato verso mondi più tranquilli: prima il soul, poi il neo-soul, che oggi è probabilmente il genere che ascolto di più.
Mi ritrovo molto in artisti come D’Angelo, J Dilla e altri membri dei Soulquarians.
In quel periodo ho anche trovato l’artista a cui ora aspiro maggiormente, sia per sound che per modo di pensare la musica, dalla teoria alla tecnica.
Parlo di Kiefer: un tastierista che più che canzoni crea beat.
I suoi brani strumentali, prodotti interamente da lui, mettono continuamente in discussione la relazione tra accordi e melodie, rendendo ogni improvvisazione e ogni ascolto un viaggio diverso e sempre interessante.
Avrò sicuramente modo di parlarne meglio in futuro, anche perché suona spesso dal vivo con il suo trio.
Spero prima o poi di poterlo vedere anche in Europa, anche se, conoscendo il genere e il mercato, non è così scontato. Ma non si sa mai.