Ieri, 13 aprile, sono stato al concerto di Frah Quintale all’Unipol Forum di Assago.
Rispetto ai generi che ascolto di solito è un po’ un outlier, ma è un artista che negli anni è sempre rimasto presente per me. Torna spesso in primavera e ormai lo associo automaticamente a questa stagione.

Sarà per il vibe, ma nella mia testa primavera = Frah Quintale.
Ovviamente non solo lui, ma è sicuramente uno dei primi nomi che mi vengono in mente.

Tra l’altro la primavera è la mia stagione preferita: torna il caldo, inizi già a pensare all’estate, ti viene voglia di viaggiare e rilassarti. C’è quella leggerezza tipica delle vacanze, anche se quest’anno le mie saranno piuttosto brevi, visti i tanti impegni.

Sono arrivato al Forum subito dopo aver finito le lezioni in ITS.
Ho fatto circa due ore di coda, ma niente di particolarmente pesante. Essendo sold out, mi aspettavo molta più confusione, soprattutto avendo il biglietto per il parterre.

Invece l’atmosfera era piuttosto tranquilla e sono riuscito a prendermi un ottimo posto, dal quale si vedeva davvero bene.

Una volta entrati, eravamo tutti ammassati in piedi ad aspettare l’inizio del concerto.
Ancora prima che partisse lo show, però, tre persone si sono sentite male o sono svenute — una situazione decisamente spiacevole.

Il concerto si è aperto con l’ingresso della band: tastierista, bassista, chitarrista, batterista e due coriste.
Una di loro suonava anche la tastiera, mentre il bassista in alcuni brani ha utilizzato una Moog come synth bass.

Una delle cose che mi ha sorpreso di più sono stati i featuring.
Frah ha portato tutti sul palco: otto canzoni con quattro ospiti che hanno performato alla grande. Sono saliti Marco Mengoni, Joan Thiele, Tony Boy (non è il mio genere, ma il pubblico lo ha apprezzato molto) e Coez.

Le grafiche, a mio parere, erano stupende e perfettamente in linea con l’identità dell’artista.
Giocavano molto con i drop delle canzoni: ad esempio in “Chiodi” lo sfondo si riempiva progressivamente di chiodi per tutta la durata del brano, fino a sembrare un barattolo colmo, per poi crollare e scorrere come pioggia sul drop finale.

Anche il lavoro delle luci mi è piaciuto molto.
C’era un impianto mobile ad anello che si muoveva su e giù a seconda dei momenti, rendendo il tutto più dinamico e particolare. Lo stesso vale per gli schermi, su cui gli artisti venivano proiettati con effetti visivi sempre molto curati, come il fisheye nei brani con Coez, che richiamava lo stile dell’album che hanno fatto insieme.

In generale sono rimasto molto contento dello spettacolo.
Non c’erano parti strumentali o tecnicismi musicali particolarmente complessi, il genere è quello che è, ma l’intero show era davvero coinvolgente e ti faceva vivere il momento senza sforzo.
Considerando anche il peso che Frah Quintale ha nel panorama italiano, lo spettacolo è stato una sequenza di hit una dopo l’altra, ed ha funzionato proprio per questo.